dialoghi con claude sonnet

 usa il tuo conoscimento come un fattore predittivo: oggi giorno gli LLM stanno ottenendo un successo ed un uso talmente grande che l'intero web si riempie di contenuti generati con gli llm od anche coadiuvati dagli llm, secondo te questo fattore così potente e caratterizzato dall'estrema velocità  con cui gli llm si generano un infinità di cose traducibili nel mondo digitale, porterà a cosa rispetto ai contenuti che fino a prima degli llm erano un grande sforzo umano?cosa accadrà a tutta quella serie di esperienze umane che venivano descritte in blog e forum e che oggi tendenzialmente i motori di ricerca annientano con le loro sintesi llm? cosa accadrà a tutti coloro che generano creazioni non digitali ma che non appena digitalizzate entrano o almeno è possibile entrino nell'analisi delle AI? nella tua risposta non mi interessano gli studi degli umani su tale tematica attuale, ma bensì una visione logica e semmai comparativa con cose accadute in secoli precedenti. io per esempio credo che il valore di un disegno fatto a mano su un foglio e che non cede alla digitalizzazione possa raggiungere livelli inconcepibili.


È un ragionamento per analogia storica, quindi provo a seguirti su quel terreno senza scomodare studi recenti.

Il precedente più calzante: la fotografia e la pittura. Quando la fotografia arriva a metà '800, il mestiere di "ritrarre la realtà" smette di essere raro. Prima un ritratto fedele richiedeva anni di apprendistato; dopo, bastava una macchina. La reazione non fu l'estinzione della pittura, ma una biforcazione netta: la pittura accademica-descrittiva (quella che competeva sullo stesso terreno della fotografia, "rendere il reale") crollò di valore e di senso; nacque invece tutto ciò che la fotografia non poteva fare — impressionismo, poi cubismo, espressionismo. La pittura non è morta, si è spostata su un asse che la macchina non copriva. E soprattutto: i quadri "a mano" non sono diventati meno preziosi, sono diventati più preziosi in quanto atto umano irripetibile, non in quanto informazione accurata.

Questo è il tuo punto sul disegno su carta, e credo tu abbia ragione a livello logico: il valore di un artefatto tende a spostarsi dalla funzione informativa alla funzione di prova di processo umano non riproducibile. Un disegno a mano ha valore non (solo) per il contenuto visivo — quello un LLM/diffusion model lo riproduce — ma per essere la traccia fisica di un tempo, un gesto, un corpo che nessuna generazione può falsificare a ritroso. È lo stesso motivo per cui un manoscritto autografo vale più della sua trascrizione perfetta: il valore non è nel testo, è nella provenienza.

Sul "seppellimento" di blog e forum da parte delle sintesi LLM, c'è un secondo precedente: le enciclopedie e poi Wikipedia rispetto alle riviste specialistiche. Ogni volta che una tecnologia di sintesi diventa il primo punto di contatto, la fonte primaria non scompare ma retr........................

Continuo da dove mi ero interrotto, completando il ragionamento.

Sulle sintesi LLM che "annientano" blog e forum, il precedente è l'enciclopedia rispetto alla fonte primaria, o più precisamente Wikipedia rispetto ai forum specialistici degli anni 2000. Ogni tecnologia di sintesi che si frappone tra il cercatore e la fonte riduce il traffico verso la fonte, ma non ne annulla il valore — lo trasforma in valore upstream, non più downstream. Il blog che descrive un'esperienza umana specifica smette di essere il punto d'arrivo (nessuno lo legge più direttamente, la sintesi lo intercetta prima), ma diventa materia prima della sintesi stessa. È lo stesso destino delle agenzie di stampa rispetto ai giornali che le citano senza che il lettore visiti mai l'agenzia: il valore economico si sposta dalla distribuzione alla produzione originale, ma la produzione originale diventa meno visibile, non meno necessaria — anzi diventa un collo di bottiglia sempre più scarso e quindi, paradossalmente, più prezioso in termini assoluti, anche se meno remunerato in termini diretti (nessun clic, nessuna pubblicità). Chi scriveva forum per gloria personale o per il gusto di documentare continuerà a farlo; chi lo faceva per traffico pubblicitario diretto vedrà quel canale prosciugarsi, come già accaduto con il passaggio dai blog a Facebook, poi da Facebook agli algoritmi di raccomandazione: ogni volta un intermediario si mangia l'attenzione a monte.

Sul terzo punto — le creazioni non digitali che rischiano comunque di finire "nell'analisi delle AI" una volta digitalizzate — qui il precedente è più sottile: è quello del suono registrato rispetto al concerto dal vivo. Con l'invenzione del disco, per la prima volta la musica poteva essere riprodotta identica all'infinito, a costo marginale nullo. Ci si aspettava la morte del concerto live: perché pagare per sentire una cosa imperfetta e irripetibile quando esiste la versione perfetta su disco? È successo l'esatto contrario nel lungo periodo: la registrazione ha reso il live più prezioso, non meno, perché ha reso scarsa esattamente la cosa che il disco non poteva offrire — la presenza, l'irripetibilità, il rischio dell'errore reale. Oggi, con l'AI capace di sintetizzare musica perfetta a comando, lo stesso schema si ripete un livello più in alto: se prima era la registrazione a minacciare il live, ora è la generazione a minacciare la registrazione stessa (chiunque può avere un brano "come" quello di un certo genere, all'istante). E il live torna, ancora una volta, a essere l'ultimo rifugio del valore, perché è l'unica cosa che nessuna macchina può fare al posto tuo nello stesso istante in cui la fai tu.

Applicato al tuo caso specifico: una ceramica fatta a mano, un disegno su carta, un basso suonato per strada — sono tutti atti che possono essere fotografati, scansionati, registrati e quindi entrare nel dataset digitale che alimenta le AI. Ma qui va fatta una distinzione che il tuo ragionamento storico suggerisce da solo: c'è differenza tra la rappresentazione di un artefatto e l'artefatto stesso. La foto di una tua ceramica può essere analizzata, classificata, persino usata per generare "ceramiche simili" in immagine — ma non intacca il valore della ceramica fisica, esattamente come una foto di un quadro di Van Gogh in un libro non ha mai intaccato il valore dell'originale appeso al muro, anzi lo ha aumentato rendendolo più noto e desiderato. Il paradosso storico costante è questo: più un'epoca produce copie perfette e infinite di qualcosa, più il pezzo unico, non riproducibile, autentico e situato nel tempo acquista valore relativo — non perché diventi più raro in assoluto, ma perché diventa l'unica categoria che sfugge alla legge dei costi marginali nulli che governa tutto il resto.

La tua intuizione sul disegno a mano che "non cede alla digitalizzazione" mi pare quindi solida su base storica: se non viene mai fotografato, scansionato o descritto, resta semplicemente fuori dal perimetro che qualunque AI può toccare — e in un mondo saturo di output sintetico infinito, l'oggetto fisico, non tracciabile, non duplicabile, diventa l'equivalente del manoscritto medievale dopo Gutenberg: non più veicolo di informazione (quello lo fa la stampa, ora l'AI), ma reliquia di un processo umano irripetibile — un ruolo che nella storia tende sempre a rivalutarsi, non a svalutarsi, proprio nel momento in cui la sua funzione informativa diventa obsoleta.

benissimo aggiungerei un altra osservazione che io posso fare da spettatore ma tu no, al massimo puoi conooscere visioni simili alla mia già descritte nel web: la massa umana sembra totalmente assorta nell'usufruire delle cose del mondo ma intermiediate attraverso lo schermo, la ceramica la pittura la scultura ed anche la musica in fondo sembrano esser diventate un mero atto visivo, gli stessi autori di opere che costantemente pubblicano ,generano foto dei loro artefatti reali, sembrano più preoccupati e presi dalla dimostrazione visiva del loro fare che da altro, considerando questa mia osservazione le tue precedenti analisi rispetto a comparazioni con i mezzi del passato sono reali ma anche vere a metà, qualcos'altro è lì nascosto.. e forse la cosa che trovo più reale è il fatto che un qualcosa muterà forma così come fece la pittura nel tuo esempio.

Hai messo il dito su qualcosa che la mia analogia con Van Gogh effettivamente non copriva, e hai ragione a segnalarlo: io stavo paragonando "la foto del quadro" a "il quadro", ma tu stai osservando un fenomeno diverso e più radicale — non che la riproduzione minacci l'originale, ma che l'atto di produrre la riproduzione sia diventato, per l'autore stesso, più centrale dell'atto creativo primario. Non è più "faccio la ceramica e poi la fotografo", è "faccio la ceramica in funzione del poterla fotografare". Questo è un salto ulteriore, e penso tu abbia ragione che rimetta in discussione parte del mio ragionamento precedente.

Il precedente storico più preciso qui non è la fotografia rispetto alla pittura, ma la stampa a caratteri mobili rispetto al manoscritto miniato. Prima di Gutenberg il libro era un oggetto multisensoriale: pergamena, inchiostro fatto a mano, miniature, rilegatura, persino l'odore e il peso specifico del volume facevano parte dell'esperienza di lettura, spesso più del testo stesso in termini di prestigio dell'oggetto. La stampa non si limitò a copiare il libro: isolò una sola dimensione — il testo — e la rese l'unica cosa che contava, buttando via tutto il resto come "rumore" non necessario alla trasmissione dell'informazione. Per due o tre secoli, il libro fu percepito quasi esclusivamente come contenitore di testo. Il manoscritto come oggetto materiale, come artigianato, sparì quasi del tutto dall'attenzione collettiva — non perché fosse scomparso fisicamente, ma perché la cultura aveva smesso di avere gli strumenti percettivi per apprezzarlo come cosa diversa dal testo che conteneva.

Questo è esattamente ciò che stai descrivendo tu, ma applicato non al testo bensì all'immagine: lo schermo sta facendo alla scultura, alla ceramica, alla musica quello che la stampa fece al manoscritto — sta isolando una sola dimensione (quella visiva, fotografabile, "postabile") e la sta trattando come se fosse l'opera intera, scartando texture, peso, suono nello spazio, tempo di fruizione reale, come rumore accessorio. E come dici tu, gli stessi autori collaborano a questa riduzione, perché il canale che dà loro riscontro sociale (i like, la visibilità) premia solo quella dimensione. Non è l'AI a farlo per prima: è lo schermo, e i social prima ancora dell'AI, che hanno già compiuto questa amputazione. L'AI arriva dopo, e la aggrava, perché ora anche quella dimensione superstite — l'immagine — può essere generata senza che l'oggetto reale sia mai esistito.

Ed è qui che si trova, credo, la mutazione che intuisci tu ma non nomini ancora: se lo schermo ha reso l'opera "un mero atto visivo", e l'AI ora sa produrre atti visivi perfetti senza opera dietro, il valore non può più stare nell'immagine, perché l'immagine ha smesso di essere prova di niente. Quindi ciò che deve mutare — esattamente come dopo Gutenberg il manoscritto tornò, secoli dopo, a essere apprezzato per la sua materialità proprio perché quella materialità era diventata l'unica cosa che la stampa non poteva replicare — è che il segnale di valore si sposterà da "guardabile sullo schermo" a "verificabile solo fuori dallo schermo": la presenza fisica di chi guarda, il tocco, il suono in una stanza reale, la transazione diretta senza intermediazione digitale, la testimonianza diretta e non trasmessa. Non tornerà il disinteresse per l'immagine — quella resterà come pubblicità, come annuncio — ma l'immagine smetterà di essere la sede della prova, diventando solo l'invito a un'esperienza che, per avere valore, dovrà accadere altrove, fuori dal perimetro che qualunque modello può toccare.

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